
mercoledì 16 settembre 2009
La leggenda del grande inquisitore (parte IV)

La leggenda del grande inquisitore (parte III)

La leggenda del grande inquisitore (parte II)

La leggenda del grande inquisitore (parte I)
. Oh, certo, non è cosí che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”. No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell’immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro.
– “Sei Tu, sei Tu?” – Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: – “Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Sí, forse Tu lo sai”, – aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero.
– Io non comprendo bene Ivàn, che voglia dir questo – sorrise Aljòsa, che aveva sempre ascoltato in silenzio; – è semplicemente una fantasia delirante, o un errore del vecchio, un assurdo qui pro quo?
– Ammetti pure quest’ultima ipotesi, – scoppiò a ridere Ivàn, – se il realismo contemporaneo ti ha già tanto guastato che tu non possa tollerare nulla di fantastico; vuoi che sia un qui pro quo? E sia pure! È vero, – e tornò a ridere, – il vecchio ha novant’anni e da un pezzo la sua idea poteva averlo fatto impazzire. Egli poteva essere stato colpito dall’aspetto esteriore del Prigioniero. Poteva infine essere un semplice delirio, la visione di un vecchio novantenne sulla soglia della morte, sovreccitato per giunta dall’autodafé dei cento eretici bruciati la vigilia. Ma qui pro quo o fantasia troppo sfrenata, non è lo stesso per noi? L’importante qui è solo che il vecchio deve infine manifestare il proprio pensiero e lo manifesta e dice ad alta voce ciò che per novant’anni ha taciuto.
– E il Prigioniero rimane zitto? Lo guarda e non dice nemmeno una parola?
– Ma è cosí che deve essere, in ogni caso, – rise nuovamente Ivàn. – Il vecchio stesso Gli osserva che Egli non ha il diritto di aggiunger nulla a quanto già fu detto. C’è appunto qui, se vuoi, il tratto piú fondamentale del cattolicesimo romano, come a dire. “Tutto è stato da Te trasmesso al papa, tutto quindi è ora nelle mani del papa, e Tu non venirci a disturbare, quanto meno prima del tempo”. In questo senso non solo parlano, ma anche scrivono i cattolici, i gesuiti almeno. L’ho letto io stesso nelle opere dei loro teologi.
– Io torno a non comprendere, – interruppe Aljòsa, – egli fa dell’ironia, scherza?
– Niente affatto. Egli fa un merito a sé ed ai suoi precisamente di avere infine soppresso la libertà e di averlo fatto per rendere felici gli uomini. “Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell’inquisizione) è diventato possibile pensare alla felicità umana. L’uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici? Tu eri stato avvertito, – Gli dice, – avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti.
– Ma che cosa significa: “Non Ti sono mancati avvertimenti e consigli?” – domandò Aljòsa.
– Ma qui appunto sta l’essenza di ciò che il vecchio deve esprimere. “Lo spirito intelligente e terribile, lo spirito dell’autodistruzione e del non essere, – continua il vecchio, – il grande spirito. Ti parlò nel deserto, e nei libri ci è riferito come egli Ti avesse “tentato”. Non è cosí? Ma si poteva mai dire qualcosa di piú vero di quanto egli Ti rivelò nelle tre domande che Tu respingesti e che nei libri sono dette “tentazioni”?
Just a joke!(?)
Un mirabile esempio di comicità involontaria in un filmato di qualche annetto fa...
Si notino gli applausi scroscianti della folla, sempre pronti a partire quando le frasi di Berlusc... OPS! Intendevo... Quando ancora le frasi di Mussolini, pronunciate a metà, non hanno ancora acquisito un senso compiuto.
"Il popolo italiano avrà quindi il pane necessario alla sua vita, ma se anche gli fosse mancato non si sarebbe mai, dico mai...
[APPLAUSO E OVAZIONI DEL TUTTO A SPROPOSITO]
...mai piegato a sollecitare un aiuto qualsiasi dalle cosidette...
[PARTONO ANCORA INTEMPESTIVAMENTE ALTRI APPLAUSI ED ALTRE OVAZIONI]
dalle cosidette demoplutocrazie!".
Sembra quasi di assistere a quello scherzo scemo cui si sottopongono gli amici che pronunciano un discorso in qualche occasione importante o gli zii che fanno i brindisi a tavola... :oP
Il popolo italiano... Un popolo di burloni!
(sè, magari!)
martedì 15 settembre 2009
.Un pelo dopo l'altro
di Vittorio Zucconi - Da repubblica.it (14/09/2009)
La decisione di dare spazio alle Opere del Regime con casette al felice terremotato, attraverso il programma della 2P condotto dall’untuoso sacrestano del berlusconismo, non e’ altro che uno dei tanti, piccoli, logici sviluppi della metastasi che sta invadendo l’organismo dell’informazione italiana, attraverso reti televisive di proprieta’ o in subaffitto e a stampa periodica che manifesta la propria splendida indipendenza attaccando sempre e soltanto i nemici dell’ Uomo Solo al potere. Spostare una trasmissione per fare spazio a un’altra sia pure di sfacciata e gommosa propaganda in stile “il Duce bonifica le paludi”, e voi seccatori “lasciatelo lavorare” non e’ la fine del mondo, e’ un segno di quello che i professori di filosofia al liceo ci spiegavano come “il sofisma della coda di cavallo”.
Se levate un pelo dalla coda del cavallo e’ ancora una coda? Certo che si’. Non e’ un crine che fa la coda, non e’ un capello di meno che fa la calvizie. E se ne strappate un altro? Sempre una coda e’, visto che un pelo non puo’ fare la differenza. E cosi’, in base a questa logica, pelo dopo pelo, della coda, nel nostro caso della liberta’ di informazione che deve essere critica o libera non e’, non resta piu’ nulla. I fessi, i disonesti o i farabuttelli di corte che magari mandano a noi adesioni e firme con astuti pseudonimi come “Topo Gigio” per esorcizzare la paura che il cavallo si accorga che gli stanno strappando la coda un crine alla volta, vogliono nascondere questo classico sofisma. Ma non si diventa vecchi in un giorno, lo si diventa un minuto alla volta, e un minuto non e’ nulla, in fondo ce ne sono ancora tanti. Non ci si ammala e si muore perche’ milioni di cellule degenerano tutte insieme, ma una per volta, fino a quando le cellule malate sono troppe perche’ l’organismo possa sopravvivere. Il sistema disinformativo, incernierato sul TG del Minzculpop non racconta ancora, tranne nei casi piu’ sfacciati, menzogne. Si limita a tacere tutto cio’ che puo’ incrinare il mito del duce e a sottolineare tutto cio’ che puo’ creare difficolta’ a chi a Lui si oppone.
Mentre coloro che si credono superiori, moderati, “al di sopra della mischia”, troppo schizzinosi o snob o furbetti per gridare all’agonia della liberta’ in Italia, spaccano il pelo del cavallo in quattro per non dire quello che pure sanno. Di avere le fette di salame sugli occhi e la coda di paglia, al posto di quella di cavallo.
venerdì 11 settembre 2009
The shield
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