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sabato 30 gennaio 2010

Lontano dagli occhi

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Morire nel deserto
di Fabrizio Gatti - Un filmato documenta la tragica fine degli immigrati espulsi dalla Libia. Così come prevede l'accordo siglato tra Berlusconi e Gheddafi - da L'espresso del 14/01/2010

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Le mani nere sollevate ad afferrare l'aria. Pochi passi oltre, il vento sulla camicia anima la smorfia dell'ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato.


Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto.

Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine. A volte sono obbligati a proseguire a piedi: fino al fortino militare di Madama, piccolo avamposto dell'esercito del Niger, 80 chilometri più a Sud. Altre volte si perdono. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati senza che nessuno trovi più i loro cadaveri. Un filmato però rivela una di queste stragi. Un breve video che 'L'espresso' è riuscito a fare uscire dalla Libia e poi dal Niger. Un'operazione di rimpatrio andata male. Undici morti. Sette uomini e quattro donne, da quanto è possibile vedere nelle immagini.

Il video è stato girato con un telefonino da una persona in viaggio dalla Libia al Niger lungo la rotta che da Al Gatrun, ultima oasi libica, porta a Madama e a Dao Timmi, avamposti militari della Repubblica nigerina. È la rotta degli schiavi. La stessa percorsa dal 2003 da decine di migliaia di emigranti africani. Uomini e donne in cerca di lavoro in Libia, per poi pagarsi il viaggio in barca fino a Lampedusa.

Secondo la data di creazione del file, il video è stato girato il 16 marzo 2009 alle 12.31. L'ora centrale della giornata è confermata dall'assenza di ombre nelle immagini. L'uomo che filma è accompagnato da una pattuglia militare. Per una breve sequenza, si vede un fuoristrada pick-up con una mitragliatrice.

Le 11 persone morte di sete sarebbero arrivate fino a quel punto a piedi. Si sono raccolte vicino a una collina di rocce e sabbia. Forse speravano di avvistare da quell'altura un convoglio di passaggio e chiedere aiuto. Addosso o accanto ai cadaveri, scarpe e pantaloni di marche che si comprano in Libia.

Intorno non ci sono altri fuoristrada o camion. Non ci sono strade né piste battute. È una regione del Sahara in cui ci si orienta solo con il sole e le stelle.

In quei giorni migliaia di emigranti dell'Africa subsahariana salgono in Libia da Agadez, l'ultima città del Niger, ancora isolata dal mondo per la guerra civile tra l'esercito e una fazione di tuareg. Dalla fine del 2008 si contano almeno 10 mila emigranti in partenza ogni mese, dopo una lunga interruzione del traffico di clandestini. I passatori del Sahara riaprono gli affari sfruttando la ribellione tuareg, sostenuta dalla Francia per ottenere lo sfruttamento del secondo giacimento al mondo di uranio, a Imouraren, vicino ad Agadez.

Il 2 marzo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è invece in Libia per siglare l'ennesimo accordo con il colonnello Muhammar Gheddafi. È la visita in cui Berlusconi porge le scuse per l'occupazione coloniale. Quella in cui i governi di Roma e Tripoli mettono le basi per la collaborazione nei pattugliamenti sottocosta, contro le partenze per Lampedusa. Nel 2008 il regime di Gheddafi aveva lasciato salpare verso l'Italia più di 30 mila immigrati, un record che ha richiamato in Libia migliaia di persone fino a quel momento bloccate ad Agadez.

Nell'incontro Berlusconi e Gheddafi non parlano solo di immigrazione. Discutono di affari personali, dei 5 miliardi di dollari in vent'anni a carico dell'Eni per il risarcimento dei danni di guerra, di contratti per il petrolio e il gas.

Tripoli offre subito un segnale di buona volontà e rispedisce verso il Niger centinaia di migranti rinchiusi nel campo di detenzione della base militare di Al Gatrun. Forse i cadaveri filmati con il telefonino sono la tragica conclusione di una di quelle operazioni. Al Gatrun e Agadez sono separate da 1.490 chilometri di deserto. Dieci giorni di viaggio e in mezzo una sola oasi, Dirkou. Fino a quando non si entra ad Agadez non si può dire di essere sopravvissuti al Sahara. Ma la polizia e l'esercito libici di Al Gatrun non si sono mai preoccupati della sorte degli stranieri una volta lasciati al di là del confine con il Niger.

Gli immigrati espulsi vengono scaricati dai camion militari e costretti a proseguire a piedi. Oppure sono affidati ai trafficanti che spesso li abbandonano molto prima di arrivare a destinazione.

Dalla linea di frontiera tratteggiata sulla carta geografica, la prima postazione militare del Niger è solo Madama, a 80 chilometri di colline e avvallamenti senza pozzi. Non c'è altro. Ottanta chilometri in cui, persa la rotta e abbandonato il bidone d'acqua per camminare leggeri, si è destinati a morire.

Già nel 2005 'L'espresso' aveva scoperto che le operazioni di rimpatrio verso il Niger, dopo il primo accordo tra Berlusconi e Gheddafi, avevano provocato 106 morti in quattro mesi. Ed erano soltanto le cifre ufficiali. Come i 50 schiacciati da un camion sovraccarico che si è rovesciato. Oppure il ragazzo del Ghana mai identificato, sbranato da un branco di cani selvatici durante una sosta a Madama. E le tre ragazze nigeriane morte di sete o le 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini da un convoglio umanitario francese, dopo essere state abbandonate. Tutti condannati a morte da chi aveva organizzato il loro rimpatrio.

La notizia del filmato arriva a 'L'espresso' nella primavera 2009 durante la preparazione del documentario 'Sulla via di Agadez'. L'uomo con il telefonino però non è più nella città di fango rosso: "È tornato in Libia", sostiene una fonte: "Lo stesso giorno del filmato, a molti chilometri da quei cadaveri, hanno soccorso due ragazzi ancora vivi. I due hanno detto che erano stati costretti dai militari a partire da Al Gatrun. Arrivati nella zona del confine hanno dovuto proseguire a piedi".

Nel Sahara i passaparola richiedono molto tempo. Ma di solito vanno a destinazione. Il 16 luglio il dvd con il filmato viene recapitato in redazione. Mancano altre conferme. Bisogna aspettare che l'uomo con il telefonino torni ad Agadez e passano cinque mesi. È il 9 gennaio di quest'anno quando finalmente arrivano le risposte.

Nel frattempo il video finisce anche in altre mani. Il 13 dicembre qualcuno lo carica su YouTube dagli Stati Uniti. Dice di averlo ricevuto da Augustine, ospite di un campo di rifugiati a Malta. Augustine però non conosce la storia delle espulsioni a piedi. Palazzo Chigi sa ufficialmente dal 3 marzo 2004 che gli immigrati bloccati in Libia subiscono maltrattamenti. È la data stampata su un rapporto riservato della presidenza del Consiglio che 'L'espresso' ha potuto leggere. La relazione viene consegnata allo staff di Berlusconi, dopo la visita nel Sahara della delegazione della Protezione civile che deve progettare la costruzione dei centri di detenzione libici: "Si ritiene di dover scegliere, per motivi di opportunità e per una fluidità delle operazioni, la via che impegna il governo italiano in misura ridotta", dice il rapporto: "Tale soluzione ci farebbe calare meno nella configurazione dei centri, in considerazione anche del trattamento che riservano i libici ai cittadini extracomunitari trattenuti nei loro centri, di cui si allega documentazione fotografica".

Il governo invece si cala, eccome. Fino a chiedere a Gheddafi di proteggere i nostri confini meridionali. Costi quel che costi. Incuranti che in Italia esiste ancora l'articolo 40 del codice penale. Dice così: "Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo".

lunedì 6 luglio 2009

La nuova ondata

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"Visto da Agadez, l'ultimo abbraccio tra il premier Silvio Berlusconi e il colonnello Muhammar Gheddafi è una beffa. In questa splendida città di fango rosso in mezzo al Sahara in Niger, l'accordo sull'immigrazione ratificato a Tripoli il 2 marzo scorso è già carta straccia. Da Agadez i camion e i fuoristrada stracarichi di emigranti africani che sperano di arrivare a Lampedusa, in Italia o in Europa hanno ripreso i loro viaggi verso la Libia. Il traffico è ripartito come ai tempi d'oro. Sotto lo sguardo indifferente e spesso interessato dell'esercito libico che controlla la pista di rocce e sabbia alla frontiera di Tumu, nel silenzio del deserto.

Gheddafi, a sud del Sahara, oggi è soltanto un esecutore di decisioni prese a Parigi. Per fermare o rallentare la marcia dei clandestini verso il loro futuro, Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedere l'intervento del presidente francese Nikolas Sarkozy: perché la via ai trafficanti di uomini è stata riaperta proprio grazie alla guerra dei tuareg. Una guerra per l'uranio sostenuta dalla Francia nella regione di Agadez.

Ecco come si inventa una guerra in Africa.


Autunno 2006
Il governo del Niger, grande esportatore di uranio dopo il Canada e tra i paesi più poveri al mondo, dichiara di voler affidare la ricerca mineraria a tutte le società che meglio pagano le concessioni. Il colosso statale francese Areva vuole per sé tutti i primi 35 permessi di ricerca messi sul mercato. La diplomazia di Parigi pretende di far valere un accordo militare del 1961 che stabilisce: "La Repubblica francese è tenuta informata dei programmi e dei progetti concernenti esportazione delle materie prime e dei prodotti strategici... La Repubblica del Niger garantisce la priorità della loro vendita alla Repubblica francese dopo aver soddisfatto le necessità di consumo interno". Il Niger non ha centrali nucleari e nemmeno bombe atomiche.

Gennaio 2007
La Francia perde il monopolio dell'uranio in Niger. Il governo concede la ricerca dei giacimenti nella regione di Agadez, la zona tuareg, a Canada (15 permessi), Australia (7), Sudafrica (6), Francia (4, tutti ad Areva), India (3), Cina (2), Russia (2), Stati Uniti (1), Emirati Arabi (1), Regno Unito (1), Isole Vergini (1).

8 febbraio 2007
Attacco terroristico con armi pesanti contro l'esercito del Niger nell'oasi di Iferouane da parte di un commando tuareg. Da quel momento il commando si fa chiamare Movimento dei nigerini per la giustizia (Mnj).

30-31 marzo 2007
Il colonnello libico Muhammar Gheddafi, in visita ad Agadez, dichiara alla folla che Gesù non è morto sulla croce. Forse un messaggio in codice. Nelle settimane successive si scopre che il seguito di Gheddafi ha fatto arrivare nella regione casse con armi e munizioni per il movimento tuareg.

14-19 aprile 2007
Danni e feriti per l'esplosione delle mine piazzate dal Mnj a nord di Iferouane. Sono vecchi ordigni italiani e cecoslovacchi comprati in Ciad dopo la sospensione delle operazioni di sminamento sostenute dalle Nazioni Unite.

20 aprile 2007
Rapina di telefoni satellitari da parte dei tuareg del Mnj al cantiere della società nucleare francese Areva a Imouraren, secondo giacimento di uranio al mondo, ancora da sfruttare.

21-22 aprile 2007
Offensiva dell'esercito all'Adrar Chiriet, ai margini del deserto del Ténéré. Contrattacco del Mnj.

22 aprile 2007
Un convoglio militare con cinque fuoristrada salta sulle mine.

2 giugno 2007
Il Mnj accusa l'esercito di aver assassinato tre anziani tuareg. Gli 007 dell'esercito rispondono che si trattava di pastori incaricati dal Mnj di piazzare mine dietro il compenso di 160 mila franchi, 243 euro, l'equivalente di dieci mesi di stipendio di un soldato.

17 giugno 2007
Il Mnj attacca l'aeroporto di Agadez.

22 giugno 2007
Sconfitta dell'esercito nel villaggio di Tazarzayt: 15 morti, 72 prigionieri, 43 feriti. Ucciso Aboubacar Alambo, fondatore del Mnj.

26 giugno 2007
Espulsione dal Niger di Gilles de Namur, ex addetto militare all'ambasciata di Francia e responsabile per Areva della protezione del megagiacimento di uranio a Imouraren. Si scopre che Areva aveva a libro paga, per 85mila 365 euro, il capitano Mohamed Ajidar, poi diventato uno dei comandanti dei tuareg.

12 luglio 2007
Su Tele Sahel, la tv di Stato, un deputato e i rappresentanti della società civile accusano Francia e Areva di sostenere la guerra tuareg
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19 luglio 2007
Nuove accuse alla Francia e ad Areva dalla televisione di Stato.

21 luglio 2007
Il presidente dell'Alta corte di giustizia del Niger chiama in causa l'imperialismo libico.

23 luglio 2007
Attacco a una colonna dell'esercito: 10 morti, sostiene il Mnj.

24 luglio 2007
Ordine d'arresto ed espulsione firmato dal ministro dell'Interno contro Dominique Pin, direttore generale di Areva Niger. Pin è in Francia ed evita il carcere. Il colonnello Gheddafi regala la scena internazionale al presidente francese Nicolas Sarkozy, offrendo e concedendo alla Francia la liberazione delle infermiere bulgare accusate di aver infettato i bambini con il virus dell'Aids.

5 agosto 2007
Incontro a Niamey tra il segretario di Stato alla Difesa francese, Jean-Marie Bockel e il presidente del Niger, Mamadou Tandja. Firma dell'accordo tra il governo del Niger e Areva sull'aumento del prezzo del minerale di uranio venduto alla Francia: da 41 a 60 euro al chilo.

9 agosto 2007
Attacco del Mnj al deposito di carburante di Agadez e alla centrale elettrica.

20 agosto 2007
Un camion militare salta sulle mine nella zona dei giacimenti.

25 agosto 2007
Il presidente del Niger dichiara lo stato d'allerta nella regione di Agadez. È guerra.

Fine agosto 2007
Espulsione dal Niger di Kassoum Namari, console di Libia ad Agadez, per ingerenza negli affari interni.

Inverno-autunno 2008
Proseguono combattimenti e imboscate.

Novembre 2008
Guerriglieri tuareg, militari e trafficanti libici, nigerini e nigeriani si accordano sottobanco ad Agadez per organizzare il traffico di clandestini verso l'Italia, bloccato dall'esercito dal 2005.

14 dicembre 2008
Rapimento in Niger dell'ambasciatore Robert Fowler, inviato dell'Onu, di Louis Guay e del loro autista nigerino Soumana Mounkaila: Fowler e Guay, canadesi, si stavano occupando di giacimenti.

5 gennaio 2009

Accordo tra il governo del Niger e l'ad di Areva, Anne Lauvergeon, per lo sfruttamento del mega-giacimento di Imouraren che garantirà alla Francia 5 mila tonnellate all'anno di uranio per 35 anni, il doppio di quanto Areva già estrae in Niger.

2 febbraio 2009
Gheddafi ottiene l'elezione a presidente dell'Unione africana.

24 febbraio 2009
Areva in crisi finanziaria cerca clienti. Patto tra Berlusconi e Sarkozy per il ritorno al nucleare in Italia.

14 marzo 2009
Gheddafi, in visita a Niamey, vuole imporre l'amnistia per i tuareg che depongono le armi. Ormai la guerra non serve più.

27 marzo 2009
Il presidente Sarkozy vola a Niamey per firmare la convenzione sul megagiacimento di Imouraren.

Da novembre 2008 migliaia di persone sono passate dalla città rossa per andare a nord. Con un record di partenze tra gennaio e febbraio: quasi 10 mila ragazzi e ragazze in fuga dall'Africa occidentale. Dalla prossima estate capiremo se questa generazione di ventenni avrà trovato lavoro in Libia o apparirà nei telegiornali sui barconi alla deriva nel Mediterraneo. Il loro obiettivo, dicono, è arrivare in Italia o da qualche parte in Europa.

Il 24 febbraio Berlusconi ha incontrato Sarkozy. Ma non gli ha parlato di immigrazione. I due hanno discusso di ritorno all'energia nucleare in Italia. E di contratti per miliardi di euro da oggi al 2030 a vantaggio di Parigi. Areva, il colosso statale del nucleare francese, ha bisogno di nuovi clienti. Perché dal 2012 la società avrà così tanto uranio a disposizione che, per ammortizzare un investimento iniziale di 1,2 miliardi di euro, deve trovare subito qualcuno disposto a comprarlo. Altrimenti rischia di pagare cara la crisi finanziaria in cui è caduta. Tutto quell'uranio, però, non è ancora arrivato in Francia. Per il momento è in Niger, vicino ad Agadez: a Imouraren, sotto la sabbia nel mega-giacimento che comincerà a produrre fra tre anni, il secondo al mondo dopo McArthur River in Canada.

Quello che nella sua visita a Roma il 24 febbraio Sarkozy non ha detto a Berlusconi è che la Francia in Niger ha giocato una partita sporca. Come era abituata a fare in Africa ai tempi del generale Charles de Gaulle. E solo alla fine Areva è riuscita a strappare al Canada e alla Cina la concessione per il mega-giacimento di Imouraren. Ma Sarkozy nemmeno ha raccontato a Berlusconi che i tuareg, sostenuti dagli 007 francesi nei giochi di guerra, si sono rimessi a trafficare con gli emigranti che vogliono approdare in Italia. In fondo, si tratta sempre di energia e forza lavoro destinate ad alimentare l'economia europea. La differenza è che i minerali di uraninite trasformati in sali di uranio viaggiano protetti fino agli impianti di arricchimento in Francia. Gli emigranti sono invece sottoposti a ogni tipo di violenze e il 12 per cento muore prima di arrivare in Europa."


da "La nuova ondata", inchiesta di Fabrizio Gatti de L'espresso (26/03/2009)